La storia dell'Auto "di Padre Pio"

Raccontata da Giuseppe Favia - Imperial Auto Collection


Verso fine gennaio 2006 ero a Cassano delle Murge (BA) presso il mio meccanico di fiducia quando notai, affissa in una bacheca, la foto di una Mercedes 190D in vendita, accompagnata dal numero di telefono del venditore. Folgorato da quella splendida auto, staccai immediatamente la foto dalla bacheca e contattai il sig. Francesco Tripoli, proprietario del veicolo. Per ben sei mesi portammo avanti la nostra trattativa e, ogni volta che dialogavamo, questi mi ripeteva che l’auto originariamente «era appartenuta ai Preti». Un’espressione singolare che indicava la storia davvero unica di questa macchina, come vedremo più avanti.


Finalmente, quando nel luglio 2006 riuscii a concludere la lunga trattativa e acquistai l’auto per conto di mio figlio, il Tripoli mi chiese di accompagnarlo dal suo caro amico Mimì Cristiani a Bari. Mimì era il precedente proprietario della macchina e secondo il Tripoli ci avrebbe raccontato la storia sull’appartenenza ai “Preti” di quella Mercedes del 1959.


(qui sotto: il libretto di circolazione intestato al sig. Tripoli)



Estremamente incuriosito accettai con entusiasmo di accompagnarlo. Giunti a casa del signor Cristiani volli subito capire meglio la particolare affermazione del Tripoli: cosa intendeva dicendo che l’auto «apparteneva ai Preti»?
Il Cristiani, con tono quasi arrabbiato, mi disse:
«Ma quali Preti? Quest’auto è appartenuta ai Frati Cappuccini e mi è stata regalata da Padre Pio!»


Poi sorrise e continuò:
- Nei primi anni 60 lavoravo come gruista presso Fuzio Nicola, una ditta edile che in quel periodo stava ampliando un’ala dell’Ospedale di San Giovanni Rotondo (Casa Sollievo della Sofferenza). Durante una pausa mi recai in una masseria che i Frati avevano adibito a caseificio nei pressi di San Giovanni Rotondo, se ricordo bene in zona “Borgo Celano”. In un fienile attiguo al caseificio vidi il cofano di questa auto che spuntava fuori dai cumuli di paglia. Chiesi informazioni circa il proprietario, perché vedendola così bella ma trascurata, pensai di poterla acquistare e rimettere a nuovo per me. Mi dissero che dovevo rivolgermi dal Padre Priore, una persona che ricordo magra e minuta. Tempo dopo lo incontrai nei pressi del cantiere, mentre passeggiava con Padre Pio. Io ero molto giovane e quando timidamente chiesi di poter acquistare quell'auto dimenticata nel fienile, fu proprio Padre Pio a suggerire al priore di regalarmela, dicendo:


"E diamogliela la macchina a Mimì, che è nu bravo uaglione!"







A distanza di tanti anni dai fatti raccontati da Mimì Cristiani ho cercato di effettuare più indagini
che confortassero in maniera più precisa le testimonianze orali. Dopo aver raccolto dallo stesso Cristiani la sua dichiarazione giurata, su documento sostitutivo di atto di notorietà, nel 2013 ho sottoposto la questione a un eminente studioso e critico letterario, autore di vari libri sulla vita di Padre Pio. Qui per privacy teniamo riservata la sua identità.


Dopo aver appreso la storia dell’auto, il nostro esperto richiese un contatto diretto con il Sig. Cristiani. Dalle loro conversazioni emerse che la masseria dalla quale Mimì affermava di aver raccolto l’auto regalatagli da Padre Pio, era la “Tenuta di Calderoso”, proprietà effettivamente donata a Padre Pio nel 1955 dalla baronessa napoletana Maria Gisella Colletta.


È comprensibilmente difficile dimostrare al di là di ogni ragionevole dubbio che la nostra auto sia stata utilizzata dai Frati o che abbia addirittura trasportato Padre Pio. Certo è che nei primi anni ‘60 questa Mercedes si trovava tra le mura di una proprietà donata al futuro Santo da Pietrelcina e gestita dalla sua stessa congregazione. Ecco a oggi, la storia inconfutabile di questa macchina dal passato così interessante.





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